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#cityrunners: prima sgambata

Monza, 25 gennaio 2013 – Il sole splende la mattina di sabato 25 gennaio e finalmente si corre con il progetto di Adidas #cityrunners. È il secondo appuntamento in vista della Milano City Marathon, l’unico rimpianto è dover correre al chiuso in una giornata invernale presa in prestito dalla primavera.

L’atmosfera è carica d’entusiasmo e di emozione, la diversità delle persone coinvolte – per preparazione fisica, atteggiamento e modo di essere – ricorda le scene iniziali de la “Compagnia dell’Anello” di Tolkien, prima della partenza da casa di Frodo. C’è chi non ha mai corso in vita sua, chi si confronta sugli ultimi “tempi” in maratona, chi pensa che il running sia solo fashion con tanto di immancabili pose alla Belen e chi pensa di essere troppo arrugginito per finire un “mezza”. Il tutto in un confuso via-via di runners che si vestono o cambiano la taglia della loro t-shirt.

Runing Smile

Quello che mi colpisce è il sorriso sempre pronto dello staff, la disponibilità e l’organizzazione quasi impeccabile. Ho già vissuto situazioni simili e la voglia del brand di coinvolgere giornalisti, blogger o semplici runners in un progetto spesso si scontra con dei limiti logistici o con la scarsa disponibilità al dialogo dello staff, troppo intento nel suo lavoro. Questa volta sembra diverso, manca solo un ulteriore passo nella direzione digital: maggiore condivisione degli accout Twitter di tutti i partecipanti, istruttori compresi o liste Twitter dedicate. Una gradita sorpresa in questo senso c’è, sul sito #cityrunners è arrivato il wall con tutti i post dedicati a questo hashtag provenienti dalle diverse piattaforme.

Dopo una breve introduzione alle attività, è la volta di un passaggio alla bilancia e due chiacchere con la nutrizionista Elena Casiraghi. Per chi ha sempre poco tempo come me, il lungo riscaldamento e lo stretching con coach Rondelli è un toccasana. L’impressione generale è che tutto questo entusiasmo sia contagioso e mi possa portare a migliorare il mio personal best sui 10k (39 minuti per la cronaca).

Prossimo ritrovo per i #cityrunners previsto per sabato 8 febbraio con il mental coach Patrizio Pintus e un nuovo allenamento. Stay tuned, stay #cityrunners.

Kick-off Adidas #cityrunners

Parte il progetto Adidas legato alla Milano City Marathon tre mesi di sgambate ed emozioni raccontati sul Web

Milano, 17 gennaio 2014 – La mia Milano City Marathon 2014 sarà diversa dalle precedenti, questa volta nel lungo cammino fino al 6 aprile mi faranno compagnia gli altri 41 runner (totale 42, vi ricorda qualcosa?) del progetto #cityrunners. I giornalisti e bloggers selezionati dal neo sponsor della manifestazione si cimenteranno nella preparazione della gara e della staffetta coccolati da un team di esperti e allenatori professionisti. Il tutto ve lo racconto on-line con la condivisione di foto, idee, pensieri, fatica e sudore tramite blog e social network, per i lettori di CloseToYou e quelli della rivista RunnersWorld.

#cityrunners

L’hashtag da seguire? #cityrunners ovviamente, oppure in alternativa, la casa virtuale del progetto, il sito http://adidascityrunners.com. Dopo l’aperitivo informale del Kick-off, gli appuntamenti settimanali partiranno sabato 25 gennaio 2014 per arrivare fino al 6 aprile 2014, giorno in cui è fissata la partenza della gara.

Non solo Web

Scarpa ufficiale di #cityrunners e della gara, la super classica da allenamento di Adidas, la Supernova Glide nella nuova versione 6 dotata della tecnologia Boost che aumenta il potere di assorbimento, riducendo il peso. Il sottoscritto vi racconterà tutto, via Twitter (@lgarbell) e blog. Buona lettura e buona condivisione a tutti, stay tuned.

Il video con le novità della Supernova Glide 6.

 

Tra Vecchio e Nuovo Mondo

 A cavallo tra il vecchio modo di ascoltare la musica e il nuovo sound elettro-rock dei Linkin Park, Harman ha presentato al Ces 2014 la sua dock portatile Infinity One.

Las Vegas, 9 gennaio 2014 – Cosa abbiano in comune la band più alternativa e di successo della scena rock metal e un brand simbolo dell’alta fedeltà è una cosa che viene spontaneo chiedersi, persino a Las Vegas. Harman ha scelto il Ces 2014 per celebrare la partnership della docking Inifinty One – altoparlante wireless con batteria ricaricabile e autonomia di 10 ore – con i Linkin Park, con tanto di concerto inaugurale.

PASSIONE E AWARDS

La risposta al dilemma in realtà è semplice, “la passione per la musica” precisa a nome di tutti  Brad Delson, il chitarrista della band, “cercavamo qualcuno in grado di riprodurre la nostra musica con i nuovi strumenti digitali, Harman è il meglio che si possa trovare sul mercato, non avrebbe senso fare partnership con chi realizza prodotti di qualità inferiore”. È vero, la passione per la musica è un terreno fertile, ma la partnership è anche un vantaggio per entrambi in termini di posizionamento e marketing, un modo per reinventarsi con successo sul mercato in un periodo di stanca.

In compenso il cantante e icona del gruppo Chester Bennington inorridisce al solo pensiero che la sua band possa essere accostata ad un evento istituzionale come il Ces 2014noi non abbiamo nulla a che fare con il Ces, noi siamo qui per il nostro concerto di domani“. Una risposta più sensata sembra darla invece riguardo ai cambiamenti, dal punto di vista artistico, sul modo di fare musica all’epoca di Spotify, non si ascolta più un album o un disco, ma una playlist e chi lo fa salta da una canzone all’altra di artisti e generi diversi. “Per noi non cambia molto” continua deciso Chester con una frase degna degli anni ’70 “gli album sono un’invenzione delle case discografiche, noi facciamo la nostra musica e cerchiamo di farla bene, che sia un brano o un album, non cambia nulla”.

SIGNAL DOCTOR

Harman sembra aver compreso meglio delle giovani band alternative l’era del digitale e della musica compressa in cui la qualità è sacrificata sull’altare della praticità d’ascolto e della versatilità. Il brand ha trovato un modo per dare ai brani la dignità del caro vecchio Hi-fi con Signal Doctor, un software che analizza e ripristina la qualità audio a partire da qualsiasi tipo di fonte musicale digitale compressa, MP3 e streaming compresi. Tramite un complicato algoritmo Signal Doctor ricostruisce le informazioni perse durante il processo di compressione per offrire un’esperienza d’ascolto degna di un orecchio raffinato. Signal Doctor  sarà disponibile all’interno di una serie di prodotti Harman sia per l’ascolto in casa o all’aperto, sia in auto.

 

Giù la Maschera

Oxylane Innovation Awards 2013

Lille, 18 dicembre 2013 – Per un’azienda sportiva francese riportata agli antichi splendori dagli italiani come Moncler, ne esiste un’altra che viaggia a gonfie vele al punto da potersi permettere un’autocelebrazione annuale.
Stiamo parlando di Oxylane con gli Innovation Awards, il premio dedicato alla migliore innovazione dei brand che noi in Italia normalmente chiamiamo Decathlon.
Decathlon in realtà è solo il distributore, tutto fa capo a Oxylan. Diversa percezione italiana dei brand a parte, chi lavora in queste aziende lo fa con grande passione e festeggia una volta all’anno con un evento in pompa magna da cui escono i prodotti più interessanti per i mesi successivi, tutti all’insegna dell’hi-tech.

Semplice ed efficace
L’edizione 2014 si è tenuta mercoledì sera e ha premiato la maschera per lo snorkeling Easy Breath di Tribord (39,95 euro), in vendita dalla primavera del 2014.
L’idea alla base del concept di Easy Breath è semplice quanto geniale: unire il boccaglio alla maschera e fare in modo che questa copra anche la bocca per consentire a chiunque una respirazione “normale” (con naso e bocca) sotto la superficie dell’acqua. Un sistema di circolazione interna dell’aria, simile a quello del cruscotto delle auto evita gli appannamenti e consente una respirazione efficace anche a chi non è mai andato d’accordo con boccagli e altri accessori. Un altro vantaggio di Easy Breath è la visibilità, il vetro trasparente copre una buona parte del viso e solo ai lati è si trova la parte in plastica più rigida.

Il fashion che salva la vita
Sempre Tribord si è aggiudicata anche il secondo posto con un prodotto (Izeber, disponibile nei primi mesi del 2014) che a nostro parere avrebbe meritato il premio più ambito, sia per le caratteristiche tecniche innovative sia perché può contribuire a salvare vite umane.
Stiamo parlando di un piumino senza maniche che oltre ad essere reversibile – una parte colorata e “fashion” da sfoggiare la sera sul lungomare e una arancione con catarifrangenti per il mare aperto – ha una grande dote: galleggia sull’acqua, esattamente come un giubbotto di salvataggio. Izeber offre quindi la possibilità d’indossare un giubbotto di salvataggio comodo, caldo e antivento anche a chi è “allergico” a questo tipo di soluzioni.
Gradino più basso del podio invece per il Quechua Phone (229 euro, già in vendita), uno smartphone Android con schermo da 5”, resistente all’acqua, agli urti e alla sabbia, studiato per offrire una durata della batteria prolungata anche anche in alta montagna con temperature abbondantemente sotto lo zero e antenna Gps attiva.

La scarpa running del futuro

È modellata sulla forma del tuoi piede, stampata in 3d ed in grado di rigenerarsi in una notte o poco più.

Milano, 13 dicembre 2013 – A spingere più in là la frontiera della stampa 3d in ambito sportivo e quella del concetto di “organismo vivente” ci ha pensato il ricercatore Shamees Aden la settimana scorsa alla conferenza Wearable Futures dove ha presentato un innovativo concept di running shoes. La scarpa è realizzata in Protocells un materiale sintentico-biologico in grado di ripararsi automaticamente durante la notte grazie alla capacità di alcune cellule di reagire tra loro in relazione al calore, la pressione e la luce. Il materiale è unico per la sua costruzione e ha doti tali da poter essere modellato dalle stampanti 3d.

 

REATTIVA QUANDO SERVE

Dopo una scansione del piede del runner, la scarpa – che si ipotizza potrà essere pronta nel 2050 – sarà modellata attorno ad esso. Oltre a consentire un movimento naturale, le qualità del materiale la rendono reattiva quanto serve, in particolare durante l’impatto con il suolo. Quando non è utilizzata, la scarpa va risposta in un contenitore speciale dove un liquido innesca la reazione necessaria a rigenerare il tessuto e ripararlo. Prese singolarmente, le cellule del tessuto non sono vive, ma riesco a comportarsi come tali quando reagiscono immerse nell’apposito liquido. “La scarpa è in grado di comporsi in modo diverso a secondo del terreno su cui è utilizzata, con una maggior o minore reattività”, ha commentato Shamees Aden, “Protocells è il nuovo materiale hi-tech che si comporta come se fosse vivo”. Insomma, alla scarpa del ricercatore manca solo la capacità di correre al nostro posto, peccato solamente che sia necessario aspettare così tanto.